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Se l'abbaiare dei cani disturba il riposo anche di una sola
persona, questa va risarcita. Lo stabilisce la Corte di Cassazione
che respinge il ricorso di un uomo condannato dal tribunale
di Catania perché, non impedendo gli ululati notturni dei suoi
cani del suo appartamento, di fatto "disturbava il riposo e
le occupazioni" di uno sfortunato vicino.
L'uomo dovrà pagare una somma pari a 1.000 euro.
Più volte il proprietario dei cani era stato invitato, anche
per iscritto, a "far cessare lo strepitio". Tutto inutile. I
cani continuavano ad abbaiare di notte, il vicino continuava
a non dormire. L'imputato, ricorrendo in Cassazione, aveva sottolineato
che non era reato disturbare la quiete di una sola persona.
Sbagliato.
Per i giudici di piazza Cavour, il ricorso è inammissibile:
"Nel concetto di tranquillità pubblica - si legge nell'ordinanza
- parte della giurisprudenza e della dottrina suole comprendere
anche la quiete privata, posto che anche quest'ultima deve essere
inclusa nel concetto di ordine pubblico".
Il sonno è sacro.
Ne consegue che "anche il ridotto ambito delle molestie non
esclude la sussistenza del reato 'de quo' potendo esso ravvisarsi
anche nel caso in cui rimanga leso l'interesse di una persona
singola o più persone determinate". Vale a dire, non importa
se si disturba il sonno di una persona o di una moltitudine.
L'abbaiare dei cani, osserva la Cassazione, "specialmente di
notte è fatto potenzialmente idoneo a disturbare il riposo o
l'occupazione delle persone che risiedono nella vicinanza della
fonte del rumore".
La valutazione se l'abbaiare
o meno dei cani crei un distrurbo al riposo del vicino, può
essere fatta dal giudice anche basandosi soltanto sulle testimonianze,
senza ricorrere a perizie tecniche.
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